13 ottobre 2026
Cosa fare: eliminare, monitorare, predisporre
13 ottobre 2026
Cosa fare: eliminare, monitorare, predisporre
A cura del gruppo di lavoro sulla Manutenzione Civica
Partecipanti e relatori: Maurizio Cattaneo, Giovanni Angeli, Adolfo Arata, Michele Di Sivo, Antonio Romano, Antonio Corona Piu, Gianfranco cav. Magni, Vincenzo Leggieri.
L'incontro di martedì si è concentrato sull'analisi della cultura della manutenzione come pilastro fondamentale per la tutela dei beni comuni e delle infrastrutture pubbliche.
Attraverso il confronto tra le logiche di gestione del settore industriale privato e le criticità operative della pubblica amministrazione, si è discussa la necessità di evolvere dagli interventi d'emergenza a una pianificazione preventiva e strategica.
Tra i temi principali figurano la transizione dall'individuazione delle cause dei guasti tramite metodologie diagnostiche strutturate (come le 7C di Cicerone esaminate nella precedente sessione) alla definizione delle contromisure operative appropriate, articolate sui tre livelli gerarchici della manutenzione civica: eliminazione della causa radice, monitoraggio dei segnali deboli e predisposizione di misure di resilienza e contenimento.
Tali modelli sono stati applicati all'analisi delle patologie edilizie e viarie, all'impatto della burocrazia sui bilanci comunali, al ruolo attivo della cittadinanza e alle lacune della formazione tecnica e della gestione condominiale.
Dalla diagnostica delle cause alla strategia delle contromisure a tre livelli
La discussione ha preso il via dal riepilogo del percorso metodologico del gruppo. Se nella sessione precedente l'attenzione si era focalizzata sulla fase di indagine e ricerca della causa radice di un problema – avvalendosi delle 7C di Cicerone (chi, cosa, dove, con che cosa, perché, come, quando) per superare l'osservazione dei soli effetti visibili –, il focus della serata si è spostato sulla scelta della contromisura operativa da adottare. È stato evidenziato come l'approccio tradizionale, basato su "rattoppi" ed emergenze, generi un ciclo continuo di sprechi finanziari e di degrado. Per interrompere questo circuito, è stata definita una scala gerarchica d'intervento a tre livelli, non intercambiabili tra loro.
Il primo livello prevede la diretta eliminazione della causa radice. Questa soluzione rappresenta l'intervento d'elezione, in quanto azzera completamente il rischio alla fonte e trasforma un costo manutentivo in un risparmio economico strutturale e duraturo. Esempi concreti di questo approccio sono la riprogettazione funzionale di un pozzetto stradale o l'installazione di sensori meteorologici per prevenire allagamenti.
Nel caso in cui l'eliminazione della causa primaria non sia tecnicamente o economicamente realizzabile, si passa al secondo livello, rappresentato dal presidio, monitoraggio e diagnostica precoce. L'obiettivo centrale è intercettare tempestivamente i cosiddetti "segnali deboli" del sistema, al fine di prevedere e anticipare il guasto. Questo consente di programmare l'intervento prima che l'usura produca danni catastrofici o blocchi operativi, pur senza rimuovere l'origine fisica del problema.
Qualora anche la diagnostica preventiva risulti inapplicabile o insufficiente a prevenire l'evento avverso, subentra il terzo livello, orientato alla resilienza e al contenimento dei danni.
In tale ambito rientrano tutti i presidi concepiti per limitare l'impatto e la propagazione del danno nel momento in cui il fenomeno distruttivo si manifesta. Un classico esempio è rappresentato dalle porte tagliafuoco, le quali non eliminano l'innesco dell'incendio né lo evitano, ma impediscono la diffusione delle fiamme negli ambienti adiacenti.
La curva economica dei costi manutentivi dimostra chiaramente che intervenire sulla causa iniziale (primo livello) risulta immensamente più economico rispetto a gestire le conseguenze di un'emergenza conclamata.
Evoluzione dei modelli manutentivi e confronto con i sistemi biologici
Ripercorrendo l'evoluzione delle tecniche manutentive industriali, è stata rimarcata la distinzione fondamentale tra la manutenzione reattiva, quella diagnostica e la manutenzione preventiva e predittiva, la quale permette di anticipare l'insorgere del guasto garantendo i tempi necessari per pianificare il ripristino.
Un parallelismo con la salute e la medicina evidenzia come la prevenzione basata su un corretto stile di vita riduca la probabilità di patologie in modo decisamente più efficace rispetto alla sola diagnosi precoce.
Tuttavia, a differenza degli organismi biologici che dispongono di meccanismi di autoguarigione e autoriparazione, le opere civili e i sistemi meccanici richiedono una costante manutenzione migliorativa e diagnostica per evitare il rapido decadimento prestazionale.
Patologie edilizie, infrastrutture stradali e difetti di origine
L'analisi del settore edilizio e delle opere stradali ha evidenziato che la quasi totalità dei crolli o dei dissesti superficiali risale a tre classi di errori: errori originari di progettazione, difetti di esecuzione in cantiere con materiali non idonei e totale assenza di manutenzione programmata.
Viene denunciata la tendenza diffusa da parte degli enti gestori e delle amministrazioni locali a ricorrere a interventi palliativi, come la continua stuccatura di crepe o la riasfaltatura superficiale delle buche, senza mai risanare i sottofondi stradali degradi o adeguare la struttura alla resistenza a fatica causata dai carichi pesanti.
La gestione virtuosa dell'infrastruttura richiede invece la ricostruzione profonda della base stradale, una scelta che riduce radicalmente i costi nel medio e lungo periodo.
Risorse finanziarie, burocrazia ed efficienza della pubblica amministrazione
Il dibattito si è addentrato nel confronto tra pubblico e privato in merito alla gestione delle risorse e dei bilanci. Da un lato, viene evidenziata la complessità operativa dei comuni che devono gestire territori vastissimi con personale ridotto all'osso e con bilanci ordinari assorbiti per la maggior parte dalle spese fisse, rendendo indispensabili i fondi straordinari europei o regionali per attuare opere di stabilizzazione e sicurezza.
Dall'altro lato, viene rilevato come i bilanci comunali dispongano di entrate significative derivanti da imposte locali, sanzioni stradali e parcheggi, le quali vengono tuttavia spesso dirottate verso opere estetiche o nuovi progetti di facciata anziché essere destinate alla manutenzione strutturale programmata.
Sotto il profilo organizzativo, le criticità emergono nella rigidità dei regolamenti burocratici, nella mancanza di coordinamento per gli scavi stradali tra i diversi gestori delle reti e nella difficoltà di applicare criteri di responsabilità e valutazione del personale analoghi a quelli del settore privato.
Fattori culturali della cittadinanza ed economia circolare
Oltre alle responsabilità istituzionali, l'analisi si è estesa al comportamento della cittadinanza e al contesto socio-culturale. Il ritardo del Paese nell'adozione degli indici di riparabilità dei beni, nella diffusione della mobilità sostenibile e nella corretta gestione dei rifiuti rispecchia una diffusa assuefazione al degrado e all'abbandono.
È stato rimarcato che, senza una presa di coscienza collettiva e una domanda attiva di cura dei beni comuni da parte dei cittadini, l'adozione concreta dei principi dell'economia circolare e della manutenibilità continuativa è destinata a rimanere inattuata.
Carenze nei percorsi formativi e criticità della gestione condominiale
L'ultimo tema affrontato riguarda il sistema educativo e le qualifiche professionali. I programmi scolastici e universitari mostrano un notevole ritardo nell'integrare competenze tecnologiche moderne – quali la manutenzione predittiva, la modellazione generativa e l'impiego dell'intelligenza artificiale –, determinando una marcata frattura tra la preparazione teorica dei laureati in architettura o ingegneria e le reali necessità esecutive di cantiere.
Una carenza analoga si riscontra nel settore abitativo privato: la legislazione vigente consente di ottenere l'abilitazione all'esercizio della professione di amministratore di condominio attraverso corsi di appena 72 ore.
Tale monte orario appare del tutto sproporzionato per difetto rispetto alle complesse competenze amministrative, fiscali, giuslavoristiche e tecniche necessarie per gestire la manutenzione e la sicurezza di edifici residenziali complessi.
Il prossimo incontro è martedi 20 ottobre, ore 20:30
Tema: La prima manutenzione la fai tu
Per partecipare: cattaneom@gs-m.it