18 agosto 2026
Pericoloso, rischioso, dannoso
18 agosto 2026
Pericoloso, rischioso, dannoso
A cura del gruppo di lavoro sulla Manutenzione Civica
Partecipanti e relatori: Maurizio Cattaneo, Sabrina Ferrero, Michele Di Sivo, Francesco Panza, Adolfo Arata, Pietro Marchetti, Fabio Calzavara, Antonio Corona Piu, Nicola Fontana de Cillis.
L'incontro si è aperto con l'obiettivo di democratizzare il linguaggio della sicurezza, rendendolo accessibile all'80% della popolazione non tecnica per superare l'incuria e la sottovalutazione del rischio. È stata innanzitutto chiarita la distinzione tra pericolo (condizione oggettiva di minaccia), rischio (spazio di manovra legato alle scelte umane) e danno (evento nefasto che deriva dalla mancata gestione del rischio).
A ostacolare una corretta prevenzione interviene il paradosso dello stellone, affiancato da quella che Francesco Panza ha definito la sindrome dell'evitamento: una tendenza psicologica a ignorare i problemi e le responsabilità personali pur di evitare l'ansia, convincendosi che gli incidenti accadano solo agli altri.
Su questo punto è intervenuto Fabio Calzavara, evidenziando l'importanza cruciale di rilevare e segnalare i mancati infortuni (near miss): registrare gli eventi banali o i quasi-incidenti è la chiave per prevenire le tragedie future, una prassi che il legislatore sta faticosamente cercando di introdurre nelle aziende. Calzavara ha inoltre mostrato il rovescio della medaglia del progresso tecnologico (portando l'esempio delle attrezzature sportive moderne come quelle dello sci): la tecnologia avanzata genera nei praticanti un falso senso di sicurezza, che porta a un progressivo degrado dell'attenzione e della formazione tecnica di base necessaria per gestire le emergenze.
Un contributo teorico di grande rilievo è stato offerto da Adolfo Arata, che ha fatto chiarezza sulla distinzione epistemologica tra sicurezza e manutenzione:
Sebbene siano correlate e complementari, si tratta di due discipline distinte con logiche diverse: la sicurezza mira all'assenza di rischio e all'incolumità della persona, mentre la manutenzione risponde prima di tutto a logiche economiche di affidabilità, continuità e prestazione. Una forte cultura della sicurezza non implica automaticamente una cultura evoluta della manutenzione.
Arata ha analizzato come i valori dominanti della società contemporanea — l'individualismo, il consumismo sfrenato e la competitività esasperata — spingano sistematicamente contro la cultura della manutenzione. Se la società moderna premia la produzione immediata, la velocità e la rapida sostituzione, la manutenzione richiede l'esatto contrario: cura, conservazione, pazienza e una visione orientata al tempo lungo.
Dal suo osservatorio in Cile (con particolare riferimento ai complessi industriali dell'estrazione del rame), Arata ha dimostrato come nei grandi contesti produttivi la manutenzione sia considerata un investimento strategico indispensabile per la performance economica. La grande sfida civica consiste nel trasferire questa medesima logica industriale all'interno della cultura civile e sociale.
L'analisi sociologica sviluppata da Francesco Panza ha aiutato a comprendere le radici dell'attuale declino civico. Richiamando le teorie di Durkheim, Panza ha illustrato il passaggio dalla solidarietà meccanica della società rurale (fondata sulla cooperazione spontanea per la sopravvivenza) alla solidarietà organica della società moderna. L'avvento del Welfare State, pur portando indiscutibili tutele, ha generato un effetto collaterale: la deresponsabilizzazione del cittadino, che tende a considerare lo Stato come un "padre" a cui delegare ogni problema.
Sabrina Ferrero è intervenuta con forza su questo punto, sottolineando come la tendenza diffusa a lamentarsi anziché agire alimenti un circolo vizioso di delega e rassegnazione. Ferrero ha ribadito la necessità di recuperare l'autoresponsabilità individuale: agire per la collettività è una scelta che deve nascere dalla coscienza personale. Spostare un ostacolo pericoloso dalla strada per evitare che qualcuno si faccia male è un gesto d'amore e di civiltà che non richiede di attendere l'intervento delle istituzioni.
Il gruppo ha ribadito che la manutenzione non è un semplice costo, ma un vero e proprio investimento sociale ed economico. Per spiegare l'importanza degli interventi precoci, è stata citata la regola empirica del 15-125: intervenire preventivamente su un guasto costa 1 unità; aspettare che il degrado peggiori costa 5; arrivare al punto di dover ristrutturare del tutto un'opera porta il conto a 125.
Purtroppo, la società contemporanea tende a preferire la "cultura della pillola" — cioè la ricerca di soluzioni rapide e tampone — a discapito dell'analisi delle cause profonde. Questo approccio è amplificato dallo short-termismo politico, che spinge le amministrazioni a inseguire il consenso immediato dei cicli elettorali invece di pianificare investimenti infrastrutturali duraturi. L'esempio più lampante di questa distorsione resta la dispersione idrica nazionale, con oltre il 42% di perdite nella rete primaria dell'acqua, una piaga rimasta irrisolta anche per la presenza di complesse dinamiche burocratiche e ingerenze criminali in diverse aree del Paese.
Richiamando la sociologia di Durkheim e la memoria rurale raccontata in opere come Pecore Matte di Maria Tarditi, si è evidenziato il passaggio storico da una solidarietà meccanica — tipica della civiltà contadina e fondata sul mutuo soccorso spontaneo — a una società urbana fortemente individualista e dipendente dallo Stato. Il Welfare State, seppur fondamentale, ha in parte deresponsabilizzato il cittadino, il quale oggi tende a percepire le istituzioni come un "genitore" a cui delegare ogni problema, salvo poi rifugiarsi nella protesta passiva.
Per rompere questo circuito vizioso occorre promuovere la manutenzione di comunità. I cittadini non devono sostituirsi ai tecnici o alle istituzioni, ma diventare sentinelle attive e consapevoli del proprio territorio. L'autoresponsabilità si traduce in gesti semplici: dal rimuovere un ostacolo pericoloso dalla strada al segnalare tempestivamente le criticità urbane, senza perdersi nella burocrazia delle forme ma concentrandosi sulla sostanza del bene comune.
Nel corso del dibattito, Michele Di Sivo ha richiamato l'attenzione sull'importanza di applicare la cultura della manutenzione fin dalla fase di progettazione, sia nell'arredo urbano che nel design industriale. Spesso le amministrazioni e i tecnici producono piani di sicurezza e manutenzione rigidi e burocratici, redatti tramite software standardizzati che non rispecchiano la realtà degli edifici.
Al contrario, approcci innovativi come il progetto di edilizia incrementale dell'architetto Alejandro Aravena dimostrano come la flessibilità progettuale stimoli l'attaccamento del cittadino alla casa e alla comunità. Un approccio analogo sta emergendo nell'economia circolare e nel riciclo tessile, dove grandi marchi e realtà locali stanno scoprendo il valore del riuso dei materiali, a dimostrazione che la cultura del recupero e della cura sta progressivamente penetrando anche nel settore industriale.
Un altro snodo cruciale affrontato da Sabrina Ferrero riguarda la componente emotiva e relazionale nelle comunità e nei luoghi di lavoro. Ferrero ha evidenziato come la formazione aziendale tradizionale rimanga spesso un esercizio teorico, perché trascura la gestione delle relazioni umane e l'accettazione delle critiche, elementi senza i quali è impossibile costruire una vera cultura della sicurezza condivisa.
Sul fronte del futuro, Francesco Panza ha lanciato l'allarme sull'isolamento dei giovani, spesso descritti come "narcotizzati" dalla televisione, dai social media e da un pensiero unico che incentiva l'individualismo a scapito del bene comune. Insieme a Sabrina Ferrero, Panza ha rifiutato la rassegnazione, sostenendo che la motivazione non dipende dall'età ma dalla sensibilità acquisita.
Insieme a Michele Di Sivo e Maurizio Cattaneo, Francesco Panza ha sostenuto con forza che per il futuro del gruppo non bastano le buone intenzioni o le discussioni teoriche: occorre avviare una vera e propria ricerca-azione. Si tratta di condurre un'analisi sociologica analitica sul territorio per mappare le dinamiche reali, individuare buone pratiche di attaccamento alla città (benchmarking) e sviluppare piccoli progetti pilota circoscritti, con obiettivi semplici e un cronoprogramma chiaro.
Il seminario si è concluso con la ferma volontà di superare la fase puramente teorica per passare a un'azione pratica e strutturata attraverso la metodologia della ricerca-azione, che vede il coinvolgimento diretto delle persone nei processi di cambiamento.
Sviluppo di un Progetto Comunitario e Scuola: Elaborazione di un percorso educativo integrato rivolto alle scuole primarie, per insegnare ai bambini la cultura della prevenzione e della sicurezza fin dall'infanzia.
Laboratori di Quartiere: Avvio di contatti con i sindaci e le amministrazioni dei Comuni limitrofi per riattivare spazi pubblici inutilizzati e trasformarli in laboratori gestiti dalla comunità.
Coinvolgimento Giovanile: Promozione di iniziative pratiche sulla scia di progetti storici come il Fablab ("Spacciugando"), la pulizia delle spiagge e il recupero del decoro urbano, per stimolare l'attaccamento del giovane al proprio territorio.
Integrazione Accademica: Adolfo Arata introdurrà una lezione dedicata al rapporto tra manutenzione, sostenibilità e società all'interno del programma del proprio master universitario, donando inoltre il testo di riferimento alla biblioteca dell'ateneo.
Benchmarking e Ricerca: Francesco Panza avvierà una mappatura delle migliori pratiche civiche esistenti sul coinvolgimento dei cittadini nella gestione del bene comune.
Editoria e Innovazione Digitale: Michele Di Sivo condurrà una sperimentazione utilizzando strumenti di intelligenza artificiale per l'analisi e la revisione del proprio manoscritto sull'etica della cura, valutando anche il supporto editoriale con l'Università di Pisa.
Il prossimo incontro è martedi 25 agosto, ore 20:30
Tema: Affidabile, disponibile, manutenibile
Per partecipare: cattaneom@gs-m.it